La maggior parte delle persone che inizia a dimenticare le cose sente dire la stessa cosa dal proprio medico: «È normale con l'età. Bisogna accettarlo.» Ma questa risposta, secondo nuove ricerche condotte in Italia e negli Stati Uniti, è scientificamente sbagliata — e potenzialmente pericolosa.
Il deterioramento cognitivo che milioni di italiani over 50 stanno sperimentando non è una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento. È il risultato di un processo silenzioso e progressivo che inizia decenni prima che compaiano i sintomi più gravi dell'Alzheimer e della demenza senile.
«Non è l'età che distrugge la memoria. È una tossina che si accumula nel cervello anno dopo anno — e che quasi nessun medico sta cercando.»
— Dr. Sergio Canavero, neurologo, Ospedale San Raffaele di MilanoIl problema è che questo processo non fa rumore. Non causa dolore. Non compare in nessun esame del sangue standard. Avanza in silenzio per anni, fino a quando i segnali diventano impossibili da ignorare. E quei segnali, spesso, sono già presenti molto prima che qualcuno li prenda sul serio.
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Dimentichi nomi di persone conosciute anche familiari o colleghi di lunga data
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Perdi il filo nel mezzo di una frase e non riesci a ritrovarlo
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Ti senti la mente "annebbiata" anche dopo una buona notte di sonno
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Metti oggetti in posti sbagliati chiavi, occhiali, telecomando — ogni giorno
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Hai difficoltà a seguire conversazioni o a ricordare cosa hai detto pochi minuti fa
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Eviti situazioni sociali per paura di sembrare confuso o distratto
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Fatica a concentrarti su compiti semplici leggere, cucinare, seguire un film
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Ti senti irritabile o ansioso senza motivo spesso collegato al declino cognitivo iniziale
La buona notizia è che esiste una finestra di tempo — ancora aperta per molte persone — in cui questo processo può essere fermato e persino invertito. E la chiave di tutto non si trova in una farmacia. Si trova in una scoperta che un medico italiano ha fatto a migliaia di chilometri da qui, su un'isola nel Pacifico.